Siccome credo che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare e Gino Strada è uno che DICE e FA, vi pregherei di sottoscrivere la petizione che lo vuole candidato al Premio Nobel per la Pace.
"Abbiamo lanciato una petizione per la candidatura di Gino Strada al
Premio Nobel per la Pace. Per l'opera complessiva che Gino Strada e la
sua creatura, Emergency, hanno compiuto e compiono in ogni angolo del
mondo a favore dei diseredati di ogni razza e di ogni fede. Firmate, invitate i vostri amici a farlo e a far circolare questo invito, ed invitate i blogs che frequentate a creare un link che porti
alla firma della petizione. Grazie"
To: Governo Italiano, Organizzazioni di Volontariato etc.
Vogliamo promuovere la candidatura di Gino Strada al premio Nobel per
la Pace, non solo e non tanto per quanto da lui fatto, su tutti i terreni dove si svolgono "operazioni di pace", per salvare la vita degli ostaggi (ultimo Daniele Mastrogiacomo), ma per l'opera complessiva fatta con la creazione di Emergency, e per le migliaia e migliaia di persone alle quali, con la sua infaticabile opera, ha
regalato un sorriso o una speranza. Chiediamo agli altri bloggers di aiutarci, promuovendo sui loro siti
questa patizione. Grazie.
Questo post lo voglio dedicare a tutti i giovani che sono morti in guerra. Vite di ragazzi, giovani vite spezzate per un ideale, per soldi, per patriottismo, per disperazione, perchè ormai non c'è più nessuna speranza a cui aggrapparsi, per rabbia, per orgoglio, per vendetta, per dare un senso alla propria vita. Alcuni scelgono una strada incoscienti di cosa realmente li aspetta, altri sono spinti dalla famiglia, altri dalla fede. Kamikaze, soldati semplici, civili morti sotto i bombardamenti...Gli affetti, gli studi, i ricordi d'infanzia, le paure, i progetti: tutto spazzato via per odio dell'altro. La disumanizzazione del nemico: insieme fino alla morte: muoio io, ma muori anche te. Sparagli piero sparagli ora, non esitare a scorgere in lui qualcosa di umano e familiare, o l'altro, spaventato come te, ti sparerà per primo. Una macchina da guerra. Il senso della vita non ha più senso. I bambini? Piccoli nemici crescono: bombardiamo gli ospedali, le maternità, i reparti di ostetricia e ginecologia. Si caricano ascoltando musica con l'i-pod mentre fanno strage di civili. Recitano la loro preghiera mentre salgono su un autobus carichi di esplosivo sapendo che tra poco salteranno tutti per aria e in mille pezzetti. Si drogano, bevono sangue, quel sangue dove scorre il segreto della vita.
Ma che ne sappiano noi? Noi che rimaniamo a casa, al sicuro nella nostra città, dove non potrà mai accadere niente. O almeno, non a casa nostra. Forse in centro potrebbe esserci un attentato. Terroristi? Brigatisti? Mafiosi? Attentato politico?
Facciamo come dice Remotti. In guerra? Mandiamo i vecchi, i malati terminali, tanto son lì che non sanno che fare della propria esistenza ormai. Aiutiamoli a dargli un senso...Quanti anni hai? 70! Arruolato. Così risparmieremo la vita a tanti giovani che hanno tutto il futuro davanti.
C'è una guerra civile in Africa? Mandiamo i militari a fare peacemaking. O chiamiamo i capi tribù e qualche rappresentanza istituzionale della comunità internazionale a fare peacekeeping.
La soluzione per me? Lasciare ampio spazio di lavoro e dare la possibilità e il sostegno per farlo alle tante ONG internazionali che si occupano di peacebuilding. Perchè la pace si costruisce dal basso. A contatto con la gente. Educando i bambini fin dall'infanzia al rispetto della vita e del diverso da noi, alla cooperazione nella risoluzione di piccoli conflitti quotidiani. Fare questo integrando l'aspetto del sentire con quello del pensare. Perchè il potenziale conoscitivo dell'uomo non ha confini se si mettono insieme i due domini conoscitivi. Per troppo tempo la civiltà occidentale ha basato la sua conquista del mondo e le relative sudditanze esportando il proprio modo di vedere il mondo basato sullo stereotipo della "razionalità separata". E il sentire, oltre al pensare, dove lo mettiamo? C'è gente che non riesce a piangere perchè fin da piccola gli hanno insegnato che chi piange è un perdente, è un debole. Si deve lavorare con la gente affinchè esprimano il più possibile quello che hanno dentro. Le frustrazioni, le paure, ingiustizie trascurate...chi più ne ha più ne metta! Viviamo più in pace con noi stessi, sfogando la rabbia in modi legali e violenti, purchè non ledano l'altro.
Insomma, non so dove sono andata a parare e quali sono le conclusioni. Ho dato lettere ad alcuni pensieri sparsi quà e là. Ma ce ne sarebbero tanti altri ancora.

Vorrei essere libero. Libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo
come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
che cammina dentro a un bosco con la gioia di inseguire un'avventura
sempre libero e vitale fa l'amore come fosse un animale
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà..
La libertà non è star sopra a un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione
Vorrei essere libero. Libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia
e ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà..
La libertà non è star sopra a un albero
non è neanche avere un'opinione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione
La libertà non è star sopra a un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione
Vorrei essere libero. Libero come un uomo.
Come l'uomo più evoluto che s'innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza
con addosso l'entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà
La libertà non è star sopra un albero
non è neanche un gesto o un'invenzione
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione
La libertà non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione.
(La libertà - Giorgio Gaber)