E incrocerò le dita
al suono di una ninna nanna scelta apposta per me
per l'intensità di uno sguardo
dell'essere adorabile
Risponderei con speranza e improvvisa pazzia in cui immergersi
e perdersi
fino a trasformarla in realtà

Non ho voglia di farvi l'elenco di tutte le cose che ho fatto in queste vacanze natalizie che, qui ad Amsterdam, sono già un ricordo. Il 6 gennaio non è festa e gli olandesi il Natale l'hanno festeggiato il 5 dicembre, per Sinta Klaus, quindi con il primo dell'anno finiscono le feste dell'anno prima. Anche i furgoncini con le famose oliebollen non ci sono più: questo significa che non avremo più la camera da letto invasa dal puzzo di fritto tutte le mattine durante il cambio dell'aria nella stanza. E questo è positivo, anche se già un po' mi manca sperare che il vento la mattina soffi "in direzione ostinata e contraria" alla finestra di camera. O a me. E' un po' la sensazione che non ti fa vivere del tutto bene la temporaneità di una situazione, anche se bella, perchè sai che non è duratura, data la sua natura, e che ti mancherà quando non ci sarà più. E poi si esurisce e ti manca ancora. In un altro modo, ma è così. Quindi la metafora dei furgoncini che vendono dolcezze nel periodo di Natale rende bene l'idea sul mio modo di approcciarmi al mondo. Vorrei ringraziare Isacco per i "pezzi unici" delle sue caramelle, l'incitamento in bici in salita controvento e per avermi fatto divertire tutte le sere. Grazie anche alle sorelle Volponi, ops, Tanzini per il cuore aperto, per aver trovato sempre il lato positivo ai miei errori e per sembrare uscite da un film di Muccino. Grazie, in fine, ma non per importanza, alla parte di famiglia presente in questi giorni per la sincerità e l'entusiasmo, per la riconferma e per il ricordo.
Infine grazie alla vita e all'imprevedibilità del fato che ti spiazza sempre, come scoprire di avere una mamma che prima è diventata nonna e poi zia.