Quale colpa un uomo espia
Quando un dio ne sbaglia il seme
Vita è croce che ti inchioda
Ad amabili catene
(C.L.)
...e buona vita.
Uno dei miei appuntamenti settimanali è il lavaggio dei panni sporchi, no in Arno, o nell'Amstel, bensì alla wasserette Clean Brothers sulla Westerstraat. Della mia profonda, e perversa, attrazione per le lavatrici sono a conoscenza in pochi. Qualcuno di questi sostiene che sia una forma di autismo non curata da piccola, fatto sta che m'incanto a guardare i panni che si muovono e mutano colore nell'oblò. Sento proprio il richiamo viscerale di questo andamento circolare di colori, di pensieri, di sapone, di acqua, di vita e peli e capelli rimasti attaccati alle cuciture delle maglie nelle zone ascellari. E allora, quando mi prende il raptus, salgo in sella alla mia Gianna e vado a lavare i panni. Anche quando il sacco blu dell'Ikea non è pienissimo di vestiti, trovo sempre qualcosa da lavare per arrivare ai 5 kg di carico massimo consentito. Tutte le volte la stessa storia: quale lavatrice scelgo? Di solito mi oriento tra la 4 e la 7, decisamente in posizione ottimale per la mia malattia, cioè di fronte alla panca del tavolino pieno di riviste, da dove, cioè, posso meglio osservare il buco nero della macchina. Solitamente mi porto un libro dietro, perchè in totale questo appuntamento settimanale richiede un'oretta: 35 minuti di lavaggio e 20 di asciugatura. Ero lì quando il commissario Bordelli organizza la prima cena con il Botta, o quando la piccola Saduwa viaggia con il nonno N'bemba, o, ancora, quando Saviano racconta della passione per il giallo delle donne del sistema camorra. E poi c'è il momento in cui dò sfogo alla mia pignoleria di origine zodiacale e ripiego tutti i panni come fossero stirati e li incastro, a mo' di tetris, nel saccone blu. Tanto che anche la signora della wasserette mi ha preso per il culo un paio di volte apostrofandomi "Everything must be nice, mh?" e io "oh, yes..". E poi via, alla volta di casa, con la speranza che non piova. E se piove? Copriamo il tutto con un sacco nero della spazzatura e lo leghiamo nel porta pacchi posteriore.
Non mi soffermo poi sul momento centrifuga...
Il mio ultimo venerdì sera è stato all'insegna dell'assurdo. Il programma prevedeva baby-sitteraggio ad un bimbo di 2 anni, di mamma svedese e babbo italiano, tra l'altro dietro casa...E sono finita a friggere fritelle giamaicane, cosiddette Festival, e a servire riso e Jamaican Chicken ad una band reggae di Marsiglia, che hanno poi suonato al bluescafè Meloe Melo (www.maloemelo.com). Mi sono anche ritrovata a bere un paio di birrette "in servizio" e preparare una torta, sempre secondo ricetta jamaicana, con cioccolata, rhum e "jamaican spices". Adoro queste situazioni imprevedibili in cui ficcarmici a capofitto per viverle appieno!!! Sono proprio nel "mio"...
La logica della serata è nel fatto che il babbo italiano di Roma, tra l'altro con amici calenzanesi, fa il dj come secondo lavoro, il primo è designer, ed aveva organizzato questa serata al suddetto locale che prevedeva sia l'esibizione della band francese, che il suo djset, dopo. Ed essendo artista in toto, come a lui piace definirsi, promuove una sorta di approccio olistico, come piace invece definirlo a me, alla musica che suona. Quindi ritmi reggaeggianti e cibo jamaicano...sublime! Avrei voluto pure seguirli al locale, tanto mi sentivo dentro alle dinamiche e all'ansia da prestazione, nonchè nella scia di fritto, ma sono rimasta a casa col bimbo febbricitante, cercando di addormentarlo in apnea per non prendere il virus. Che poi ha preso Alma per altre vie...
Adesso mi preparo per andare in piscina, ho proprio una gran voglia di nuotare. E poi devo tenermi in forma per tutti quelli che vengono a trovarmi a Natale. Belli!! Non vedo l'ora. Ah, prima tolgo le mele cotte dal forno però...
P.S. Ire, da che parte della piazza sta il furgoncino con le Oliebollen?
Ed è con infinito piacere che vi presento la mia nuova bici! E' fresca fresca di negozio nella foto qui accanto...Il mio nuovo (per me; in realtà è di seconda mano...) mezzo di locomozione è una gazelle pur dames dotata di freno a pedale, sedile in pelle allungabiile, portapacchi nuovo con, in accessorio, due elastici, faro anteriore a dinamo "Old Style", nonchè fanale posteriore rosso, udite!udite!, a batteria. Cavalletto laterale gommato in fondo, per un effetto sicurezza antiscivolo, e campanello sempre "Old Style", che riprende il design del faro.
Mi scuso con tutti quelli a cui avevo detto che la bici era verde...In realtà, come mostra la foto, è grigia. I fumi di Amsterdam iniziano ad annebbiare i ricordi, ma solo quelli più recenti, la memoria a breve termine, perchè quella a lungo termine, invece, sappiamo che no, il fumo brucia la memoria corta, non quella lunga. Un po' come il tempo, con gli anziani. Ma mi sto perdendo...
Dicevo che la bici è grigia. Ma per poco. Sto già pensando di tingerla di viola e attaccare un po' di fiorellini sul manubrio. Che dite? Troppo kitsch? Però è così romantica....Ah, le devo trovare pure un nome. Per ora, i papabili sono: "Bèrta la biclètta", in onore al nonno Umberto, a Rino Gaetano e alla "e" aperta, "La Fantozzi", perchè è un po' come mi sento quando pedalo, o...boh. Idee?