
L'unico post che dedico ai mondiali, ormai quasi già un bel ricordo, è la foto dell'Almina al graffito fatto ad Amsterdam da "amici", la cui identità rimarrà segreta....Mi scuso con la sister se non ho messo la foto intera, ma, non potendo ingrandirla, il disegno non avrebbe reso...Ho quindi ritagliato solo il graffito.
QUI I COMPLIMENTI UFFICIALI A POZZI CHE HA "INDOVINATO L'INDOVINELLO".
Babbo e figlio sono in macchina. Stanno tornando a casa. E' buio. All'improvviso un camion sbanda e prende in pieno la loro auto. Arriva l'ambulanza che porta il ragazzo, grave, in ospedale. Entra in sala operatoria, il chirurgo lo vede ed esclama: "Non posso operarlo, questo è mio figlio!".
Com'è possibile?
P.S. Aprite la mente.
P.P.S Chi già sa non faccia finta di fare il fenomeno!

Oggi sono felice, perchè stasera tornerò al mio primo amore....le crepès! Eh sì, perchè nel luglio 2000 ho iniziato a fare servizio alla Festà dell'Unità di Legri in pasticceria. Dopo un periodo di collaudo nella gestione della vetrina dei dolci (pulizia, disposizione, taglio, servire), mastro Niccolò mi buttò davanti alle piastre roventi dove veniva cotta una pastella giallognola che, con il giusto condimento, diventava una crepè. Allora non avevo molta manualità in cucina, quindi, diciamo così, ero un po' sdatta nel prepararla e nel cuocerla. Spesso mi veniva portata indietro perchè troppo cruda...che figure che ho fatto! Però devo ringraziare Nicco, perchè in piena età adolescenziale, è stata una delle occasioni in cui sono stata lasciata sola a me stessa di fronte ad una cosa che non avevo mai fatto prima e in cui dovevo imparare "il mestiere". E più che altro rendere conto a chi la commissionava... Così, dopo un mese di rodaggio, diciamo che sono diventata una buona creppettara...
Da quando ho preso in gestione lo stand della libreria, mi mancano il caos e gli odori della pasticceria, "il vendere qualcosa creato da me", che però vengono compensate dall'ambiente più intellettuale (non è mica sempre vero...) delle persone che comprano un libro; o dagli splendidi bambini che vengono a pagare il libro o fanno acrobazie sulla pedana all'ingresso dello stand, rischiando di lasciarci un arto; o dai personaggi improbabili che passano di lì...vero Ele?
Insomma, volevo fare un post con la ricetta delle crepes utilizzata in pasticceria (minimo per 20 persone), ma m'è venuto fuori come sempre un post riflessivo e nostalgico...vabbè, se qualcuno proprio ci tiene alla ricetta farò un altro post...

In attesa che la Giulia si ricordi di portarmi le foto di Legri da mettere sul blog, voglio condividere qualcosa.
Questo è uno dei pezzi più belli del libro che ho finito di leggere questa settimana a Cecina, al Meeting Antirazzista. Me lo regalò la Marti B. per il mio compleanno l'anno scorso, ma per un motivo o l'altro non l'avevo mai letto. Mi ha fatto un grande piacere rileggere la dedica dopo aver finito il romanzo. Soprattutto quando mi scrive che "leggendo questo libro ho pensato a te e alla nostra amicizia che dura ormai da tanto tempo....".
"Una donna è la storia delle sue azioni e dei suoi pensieri, di cellule e neuroni, di ferite e di entusiasmi, di amori e disamori. Una donna è inevitabilmente la storia del suo ventre, dei semi che vi si fecondarono, o che non furono fecondati, o che smisero di esserlo, e del momento, irripetibile, in cui si trasforma in una dea. Una donna è la storia di piccolezze, banalità, incombenze quotidiane, è la somma del non detto. Una donna è sempre la storia di molti uomini. Una donna è la storia del suo paese, della sua gente. Ed è la storia delle sue radici e della sua origine, di tutte le donne che furono nutrite da altre che le precedettero affinchè lei potesse nascere: una donna è la storia del suo sangue. Ma è anche la storia di una coscienza e delle sue lotte interiori. Una donna è la storia di un'utopia".
Quale donna non si rispecchia in queste parole?
Grazie Marti per questo dono tanto gradito.

Questo è il famoso dipinto "indeciso" di E.Hill e risale al 1895. E' la caricatura di una donna...giovane o vecchia??
Spesso viene mostrata ai corsi sulla comunicazione, ai colloqui di lavoro o agli incontri con gli psicologi. Io l'ho vista per la prima volta anni fa, non mi ricordo quanti, quando con il mio babbo andai alla mostra in San Lorenzo "Illusioni ottiche e giochi di sapone".
Mi ricordo che riuscivo a vedere solamente la "vecchia donna", nonostante i vari minuti passati ad osservare la stampa. Poi il babbo mi aiutò seguendo con un dito della mano il profilo della "giovane donna" e m'illuminai.
L'ho rivista due anni fa, quando ho fatto il corso di formazione per "operatore fiscale" alla CGIL. Stavolta però vedevo solo la "giovane donna" e faticavo a vedere la "vecchia". In realtà essa è l'una e l'altra allo stesso tempo. Noi vediamo la "vecchia" o la "giovane" a seconda di quello che vogliamo guardare. Esse ci appaiono come aspetti diversi di una stessa realtà (che in fisica si chiamerebbe "relativa").
E' un po' l'approccio che abbiamo quotidianamente con ciò con cui ci relazioniamo. Ci soffermiamo sull'apparenza, o un determinato aspetto, spesso di un insieme che è molto più ricco di come ci appare. Mi viene in mente il proverbio cinese ricordato da Terzani nel suo libro "Lettere contro la guerra": Solo se riusciremo a vedere l'universo come un tutt'uno in cui ogni parte riflette la totalità e in cui la grande bellezza sta nella sua diversità, cominceremo a capire chi siamo e dove stiamo. Altrimenti saremo solo come la rana del proverbio cinese che, dal fondo di un pozzo, guarda in su e crede che quel che vede sia tutto il cielo.