Non è che voglio star sempre lì a ribadire gli stessi concetti. Come per esempio che non credo alle coincidenze. Ormai è appurato e lo sapete, bene o male, tutti. Però c'è sempre una cosa che mi succede e che mi fa riflettere su questo. E' come un serpente che si mangia la coda e si autoalimenta. E questa cosa che mi capita è lo shuffle songs sull'i.Pod. Forse c'è una sorta di energia che ci si passa io e questa "macchinetta", ma sembra che vada perfettamente in sintonia con i miei pensieri del momento. Insomma, come fa su 400 canzoni che ci sono a scegliere proprio quella in quel preciso istante che puoi dire "ecco, vedi, non a caso c'è questa canzone...". E ci credo veramente a questa empatia meccanica che mi meraviglia tutte le volte come la prima. E quando non succede, perchè capita anche a me, sì, che parta una canzone di cui non posso trovare nessun collegamento con la situazione in cui sono o che non mi ricorda qualcuno in particolare (anche se non è del tutto vero, perchè c'è sempre una persona che ti ricorda una canzone, soprattutto nell'i.Pod dove si sceglie noi cosa mettere nella cartella musica) mi convinco che una spiegazione ci sia per forza. Perchè c'è sempre un "Perchè" nelle cose, no? A volte più evidente, a volte nascosto...e credo sia una piccola semplice cosa di cui entusiasmarsi durante la giornata. Anche per non perdere la capacità di entusiasmarsi per le cose più grandi.
Non credo che la libertà consista nella partecipazione, come sosteneva il caro Gaber. O meglio, credo proprio che la vera libertà risieda nella possibiltà di scegliere se partecipare o no a qualcosa. Se non sussistono conseguenze di qualsiasi genere (penali, rifiuto, esclusione...) al fatto di partecipare o meno a qualcosa e tutto dipende dal libero arbitrio delle persone, allora si può dire di essere veramente liberi. Però, credo anche che il carattere distintivo di questa condizione stia nell'essere coscienti e consapevoli dell'opportunità di scegliere in uno stato di libertà assoluta. Può capitare, quindi, che si passi per coloro che rinunciano a partecipare in maniera consapevole, quando invece non si viene nemmeno avvertiti, o non ci si informa in maniera autonoma (quindi possono sussistere entrambi i tipi di responsabilità), dei diritti di cui godiamo. E, ancora peggio, quando coloro che hanno scelto di non partecipare, in maniera del tutto consapevole e appellandosi al diritto di scegliere in maniera assolutamente libera, vengono accusati di qualunquismo, menefreghismo, ottusaggine, venendo bollati tra coloro che non scelgono perchè non sono coscienti, da parte di coloro che hanno scelto, invece, di partecipare. Un po' come è successo, per fare un esempio recente, ai "grillini" che in massa hanno scelto di boicottare le ultime elezioni politiche. Il risultato, alla fine dei conti, è stato lo stesso di coloro che non vanno a votare perchè non hanno voglia, vanno al mare, o tanto i politici son tutti uguali e chissenefrega. Lo so, qui si tratta di un diritto, ma anche di un dovere, del cittadino di esprimere la propria opinione su da chi vuole essere governato. E il fatto che sia un dovere non è cosa da poco. E' che l'aspetto ideale di questa scelta, dettata da sconforto, coerenza con i propri ideali o altro, non viene, in maniera concreta, a pesare sul risultato finale. Perchè si sa che gli ideali, i valori, l'integrità morale (da non confondersi assolutamente con la rigidità mentale) alla fine, non portano molto lontano. Ma, personalemnte, mi sento di appartenere a coloro i quali fanno degli ideali, e degli obiettivi a quest'ultimi correlati, una fondamentale linea guida della propria vita. Linea che, non sempre a causa dell'alcool o altre sostanze che annebbiano la mente, viene un po' interrotta, o deviata, ma che poi, volenti o nolenti, si ritrova sempre. Ecco, concludo dicendo che io alle ultime elezioni ho votato, e come molti di voi sapranno, sono rientrata apposta da Amsterdam per farlo, ma che sono in un periodo della mia vita in cui sono cosciente che questa linea è lì, ma, contemporaneamente, sono anche cosciente che ora ne sto percorrendo un'altra, forse parallela, o forse perpendicolare, ma è solo una cosa temporanea (una sorta di temporary derailment).
E, insomma, è così difficile clikkare sul tasto "attending", "not attending" o "maybe attending" quando si viene invitati a partecipare ad un evento su facebook? O si preferisce passare per degli ignoranti che non lo sanno usare?
Quale occasione migliore per aggiornare questo amatissimo/odiatissimo blog se non il mio primo quarto di secolo? A dirla così mi sento un po' più saggia, ma anche un po' più vecchia, e certo in quest'ultima definizione mi aiutano molto a sentirmici coloro che si rivolgono a me con un "Signora, scusi,...". Ma così è la vita e non si può essere pischelli per sempre. A Baratti non sono più la "piccina del lotto", adesso ci pensano nipoti veri e nipoti acquisiti a ricordarmelo e a sbatterci la faccia continuamente. E, a parte una piccola nostalgia di base congenita, va bene così...Perchè mi va di perdermi a fare la grande che fa la bambina a giocare, come hanno fatto altri, la famiglia e gli amici, prima di me e con me. E' una ruota che gira, no? E allora avanti così, cercando di stare bene e trovando il proprio ruolo in ogni occasione.
Dall'ultimo post, che risale a più di un mese fa, ne è passata di acqua sotto i ponti! C'è stata la Festa a Legri, che quest'anno è stata più intensa che mai, senza mai farmi pentire di aver scelto di rientrare da Amsterdam proprio per questa occasione. La barca a vela, giornate in piscina, un Baratti durante (con una bella rimpatriata) e dopo, scelte di vita, nuove strade tutte da esplorare, riconferme e novità negli affetti, e, per finire, una nuova possibilità di dimora. Sempre temporanea, chiaramente, e molto potenziale, per ora! Ma ci piace farci i film sopra...
E a chi mi chiede come sto in Italia e se mi sono riambientata rispondo che sì, non mi vergogno di dire che ora come ora ci sto proprio bene! Ma sono anche cosciente che è grazie soprattutto a chi mi sta intorno se sto così, e che ancora è estate e con la testa ci si può permettere di restare in superficie, per quanto sia capace io di restare in superficie, rimandando alle paranoie di primo autunno la voglia di fare qualcosa d'importante.
E allora concludo ringraziando tutti quelli che stanno rendendo questo giorno così normale, per il resto del mondo, ma così particolare, per me, veramente speciale. E...che bello, alle prossime elezioni posso votare anche per il Senato. Che culo! ;)
Da quando sono tornata da Amsterdam non riesco a sostenere lo sguardo di nessuno. Non che abbia qualcosa da nascondere o che non mi senta all'altezza, anzi! E' che non so mai quale occhio guardare. Prima non ci facevo caso, forse, giostrandomela alternando l'occhio destro al sinistro. Insomma, gli occhi impari ad usarli fin da piccino picciò, credo siano la prima forma di relazione che si utilizza. Ora non mi riesce più. Ma si può disimparare a guardare negli occhi le persone? Mai sentito...Allora mi capita di parlare con qualcuno, dando l'impressione di ascoltare (oddio, ascolto sempre un minimo), ma poi mi perdo a quantizzare il tempo che mi soffermo su un occhio, invece dell'altro, e se la persona si accorge del mio disagio. I visi noti, e i più che noti, si scoprono con nuovi particolari: un occhio più grande dell'altro, l'arte del trucco, la dilatazione della pupilla, le cispe, il rimmel sbaffato, le somiglianze tra parenti, le simmetrie e l'armonia delle forme...O forse è che mi sento nuda quando parlo con gli altri. Come se i miei occhi raccontassero tutto di me, un semplice vetro oltre il quale guardare dentro e sapere cosa penso, cosa voglio, come sono. Non importa cosa dico, tanto la gente lo vede quello che penso veramente...E allora cerco di essere coerente con me stessa il più possibile, cercando di evitare di dire cazzate e mezze verità. Le bugie non si prendono nemmeno in considerazione, non sarei in grado di reggerle. Mi sgamerebbero subito. E da una parte va bene così, mi aiuta ad essere una persona migliore, ma quanto posso reggere? Mi sa che c'è qualcosa che non va...Senza poi troppi allarmismi, che tanto la causa penso di sapere quale sia. 21 luglio arriva presto, please!
E' veramente difficile definire come mi sento in questo momento. Un vortice di emozioni contrastanti si è impossessato di me da quando ho comprato il biglietto di ritorno, un mese fa. Ed oggi, che torno, è all'estrema potenza. Tutta l'energia che mi circonda si trasforma in suoni, sapori, odori delle persone che non smetto di abbracciare e baciare da una settimana a questa parte e che rimangono appiccicati addosso. E si va via così, con una vita ammezzata qui, da tenere sempre presente, come uscita di sicurezza, ma consapevole che non sarà mai proprio identica a quella che lascio. Perchè la vita va avanti, le dinamiche cambiano, si fanno delle scelte. Come ho fatto anche io. E adesso, quindi, mi vivo appieno anche il momento del congedo, piangendo quando devo piangere, stringendo un po' di più anche chi si imbarazza con un abbraccio più lungo dell'abbraccio medio convenzionale. Ma a tutti vi voglio dire che vi porto dentro con me. E ringraziarvi della vostra parte, piccola o grande che sia, di Amsterdam che mi ricorderete e mi riscalderà il cuore.
La Gianna è al Basilico, in attesa di un acquirente. Rosy mi ha già sostituito a fare la pasta. La cena da fare in aereo è un bel broodje met olijven mortadella e provolone e, non si sa mai, un bel croissant ham/kaas. Le valigie saranno sicuramente più di 20 kili, ma spero di giocarmela con scambi di sguardi, o scenata napoletana, al check-in. Amsterdam mi lascia con una giornata di sole, e che voglio di più? Già sento il calore rovente dell'asfalto e il rumore delle acacie di Legri mosse dal vento....
"Marti mangiatela questa banana prima di partire, ok?"
HO ASSOLUTAMENTE UN BISOGNO VISCERALE DI:
-una fetta di cocomero congelato, gustata con 40 gradi all'ombra;
-fiori di zucca e carciofini fritti;
-un'insalata di pomodori VERI, che sanno di pomodoro e sono tutti di forma diversa;
-una pizza del Ciccio;
-SOLE e MARE (o acqua, anche una pozza va bene).
Ancora un post sugli Europei di calcio non l'avevo fatto, ma dopo ieri sera mi viene proprio voglia di farlo. La prima partita l'abbiamo vista al Coffeeshop 137 e, come ricorderete, c'era Italia-Olanda. E abbiamo perso. In maniera vergognosa. E ben ci sta il "you can't always win!". La seconda partita, poi, dopo le infamate prese nel suddetto posto abbiamo deciso di guardarla a casa, in pochi intimi. E s'è pareggiato. Ieri sera, invece, eravamo qui, a casa di Rosy (un'altra temporay new home), senza Rosy che è in Italia, in 11. E abbiamo vinto con la Francia. Che soddisfazione! Ma ancora non sono convinta che ci meritiamo di vincere gli Europei...Chi mi conosce sa che il calcio proprio non me lo filo, non so nemmeno riconoscere un fuori gioco. Ma il fatto di stare all'estero, non seguire la stampa italiana (sportiva), mi fa voglia di creare "gruppo" e supportare questa vecchia nazionale. Ci sentivo così abbestia che ho cucinato farfalline al salmone e torta della nonna, con tanto amore! E con la convinzione che, ovunque mi trovi, mi garba sempre avere la casa piena di amici, a qualsiasi ora, e coccolarmeli ben bene.
E poi mi piace sperimentare le case e trovare dei momenti e dei mini-luoghi da goderne quotidianamente. Come svegliarsi la mattina, coccolare un po' Spooky che ha dormito appiccicato a me, aprire le tende della vetrata che dà sul giardino, mettere un po' di musica e fare colazione seduta a guardarmi gli uccellini che beccano il prato e i nani pronti a fischiare. Potrei essere in qualsiasi posto, ma la santa colazione fatta così non ha paragoni. Nemmeno quella a Baratti sotto il pergolato!
Ma come si fa a trovare la voglia di tornare in un'Italia in cui il senato ha appena approvato la norma "sospendi processi" e che ho sempre più la convinzione che si stia trasformado in una dittatura di sudditi col prosciutto sugli occhi che si credono cittadini? La lista delle motivazioni della mancanza della voglia di tornare è lunga, ma la voglia di rivivere nei miei mini-luoghi italiani con gli affetti è più forte. Ma quanto durerà? Intanto è iniziato il conto alla rovescia per il mio rientro in Berluskonistan. -16...
Ore 16,00 more or less. Incrocio Rozengracht e Marninxstraat proveniente da Leidseplein. Appena uscita dal cinema a vedere Indy (grande Cate Blanchett). Sì, di pomeriggio.
Semaforo rosso. Ci si ferma. Sento qualcuno alla mia destra che mi parla. Mi giro. Non ho capito, quindi ha parlato olandese. Mi giro verso il "mio" olandese che ho accanto, con cui parlo in inglese, in cerca di aiuto, che, a sua volta, guarda la persona che mi ha parlato, ma questa mi dice
I really love your shoes!
E io, Oh thanks!, tirando fuori il mio più bel sorriso.
I'd really love to wear this kind of shoes, but, you know?, my feet are too thin!
Oh povera donna penso! Non sa che grande piacere mi ha fatto a complimentarsi con me per le scarpe che ho comprato ieri e ancora non so se mi piacciono davvero o no. Cioè, adesso lo so. Avevo solo bisogno di conferme, ecco. Come tutti del resto, anche se nella mia insicurezza ogni tanto mi ci trovo bene e delego agli altri. Perchè è bello lasciarsi trasportare, a volte, dalle volontà altrui. E' meno faticoso, ecco.
E allora le dico, Oh!, I have the opposite problem, I mean, my feet are too big...But you don't have to care about it! If you like this kind of shoes, just buy them! I've paid just 15 euro! Toccandole il braccio come mio solito, per andare, sempre e comunque, più a fondo nelle cose, creando un contatto fisico, seppur non troppo invasivo, oltre che mentale.
Oh, yes, it's true...15 euro, mh? Oh, that's nice! Where did you buy them?
Sicchè, dopo averle spiegato dov'è il negozio, scambiato qualche parola sul tempo di Amsterdam che, sì, è caldo-umido, ma anche freddo e non sai mai come vestirti, eh ma sì, questa è l'Olanda del resto...Semaforo verde. Well, have a nice day then! Bye-bye...
Amo con tutta me stessa questa città. Ma non è una novità. ;)